dal 28 al 31 GENNAIO
Teatro Due - Vicolo dei Due Macelli, 37- Roma
di Paola Giglio, regia Marcella Favilla
"Quando tu giuri che sei sua, / Con brividi e sospiri, / E lui giura che la sua passione è /Infinita, immortale - / Signora, segnatelo: / Uno di voi mente".
Dorothy Parker
Questo assolo teatrale, che ha ricevuto il Premio per monologhi inediti ‘Anima e Corpo del Personaggio Femminile’, affronta con pungente ironia il tema della dipendenza amorosa attraverso la storia di P., giovane donna che si ritrova improvvisamente intrappolata in un rapporto sentimentale malato, nel quale è vittima di violenza psicologica da parte del suo compagno. P. è sempre stata fidanzata. Sempre, dall’età di 5 anni. La sua vita è stato un turbinio di relazioni, è saltata da una storia all’altra senza soluzione di continuità, schiava dell’amore e di uomini che, non si sa perché, appena conosciuti si sono subito innamorati di lei. Il problema di P. è che non sa dire di no: come si fa a rifiutare un uomo che si è innamorato di te e che, alla luce di ciò, dimostra di possedere un innegabile buongusto?! Senza contare poi che fin dall’infanzia, se sei femmina, tutti ti dicono che un giorno arriverà il principe azzurro, che vi sposerete e sarete felici per sempre; insomma il mondo intorno non fa altro che ripeterti che nella vita devi trovare l’uomo giusto e sistemarti. Ma anche un uomo a caso e sistemarti. Basta che non resti sola insomma, non sia mai! Ora che P. è sola, finalmente, ripercorre con ironia e sarcasmo il suo passato sentimentale, prendendosi gioco con leggerezza ed una invidiabile capacità di analisi delle dinamiche di coppia, dei meccanismi che si innescano nella mente degli uomini e delle donne quando sono innamorati. Ora che è sola, P. dà libero sfogo a tutto il suo sentire, parla, canta, ride. Solo di F. non riesce a ridere. Su F. c’è poco da scherzare. Ha fatto sì che lei affrontasse il suo problema con gli uomini e l’ha fatta arrivare dov’è ora. Dove può riflettere sul suo comportamento. In effetti lì si sta meglio, è un “non luogo” riposante, dove P. non si sente giudicata, come spesso la faceva sentire F., che, diciamolo, ogni tanto era un po’ troppo severo. Critico. Un vero rompicoglioni. No, no, diciamo..diciamo che aveva le sue ragioni. Lui la amava più di ogni altro, lui era il migliore di tutti e lei lo doveva ringraziare per averla salvata, e “pulisci meglio lì che c’è una macchia”. E “vaffanculo, fallo te!”, ha detto un giorno P. e così è arrivata dove si trova ora.
Non c’è bisogno di avere un uomo accanto per sentirsi completa. Banale? Non quanto si possa pensare. C’è voluta una relazione con un uomo violento per farglielo capire. Ha dovuto rischiare grosso, è quasi dovuta passare dall’altra parte della strada per capirlo. E no, non ha avuto un’infanzia difficile, nessun problema in famiglia. Il fatto è che capita anche alle migliori di rimanere invischiate in relazioni malate e potenzialmente pericolose, perché sono subdole ed è difficile accorgersene. Neanche hai fatto in tempo a dire A, che già ci sei dentro fino al collo. Come è successo a P, è possibile uscirne indenni, senza segni di mani strette sul collo o costole fratturate? C’è la possibilità di evitare una relazione violenta che espone ad una massacrante pressione psicologica esercitata da compagni decisamente non risolti? Se lo chiede anche P., che la sua esperienza l’ha avuta e sa, al contrario di noi, come è andata a finire. Ce lo racconterà, certo. Ci dirà tutto, dall’inizio.
“Finalmente sola” non è un monologo sul femminicidio; è un testo che si propone, guardandole attraverso le lenti dell’ironia e del sarcasmo, di indagare le dinamiche amorose, partendo da quelle un po’ scontate e che fanno sorridere, fino ad arrivare a quelle malate e potenzialmente pericolose. La riflessione della protagonista si concentra sulla comprensione del confine tra normale e anormale. Quando una relazione difficile diventa malata, quando è stato che la sua ha superato il limite? C’è stato un momento che ha segnato l’inizio della fine? C’è un modo, in mezzo alla tempesta, per restare lucidi e salvarsi dall’onda lunga che si avvicina inesorabile, alta come un edificio di otto piani, prima che si abbatta sulla propria testa? Questo è quello che P. si chiede, quello che chiede al pubblico. Queste sono le domande che rimangono nella testa, nell'anima e nel cuore, di chi ha ascoltato e guardato “Finalmente sola”